“Il lamento della donna morta“ – Rappresentazione Teatrale

Prologo

Rappresentazione teatrale e prologo sono stati ideati e scritti da Nunzia Tarantini

Nella vita, molto spesso, si cerca di stabilire un rapporto con i morti.
Jung ci dice che se non veniamo a patti con i morti, semplicemente non possiamo vivere, e la nostra vita dipende dalle risposte che diamo alle loro domande rimaste senza risposta.
Pensiamo che le figure di persone morte che ci visitano nelle voci, nelle fantasie o nei sogni scaturiscano da noi, ma, secondo Jung, siamo noi a scaturire da loro.
“Il lamento della donna morta” è un racconto che riporta alla vita, tramite il sogno, una donna uccisa dal proprio uomo.
Ma chi è per il marito-carnefice la figura della donna da lui uccisa?
Per l’omicida, la moglie morta che si presenta come viva nel sogno, non è una mera metafora, o un messaggio cifrato che nasconde un qualcosa da scoprire. È una identità specifica. In altre parole, il ritorno della moglie morta rappresenta il peso della storia umana e ciò che essa ha lasciato, che necessita ancora di risposte e con cui è indispensabile venire a patti. I termini si sono ora rovesciati: se quell’individuo non comprende quale posizione assumere nei confronti della donna che ha ucciso, non può trovare una soluzione per la sua vita.
Questo perché i morti esistono, anche se la cultura contemporanea non si pone più di tanto questo problema. Jung affronta innanzitutto il compito di rianimarli, riconoscere che sono presenti e incombono su di noi. Lui dice: riconoscere che i morti ci sono, hanno una presenza e hanno degli effetti. Per una volta, distogliendo lo sguardo dalla vita proiettata verso il futuro, questo carnefice si deve soffermare su quanto successo prima, sotto forma di storia animata, storia che non è un semplice archivio, ma è storia attiva.

Il racconto descrive un sogno che l’omicida fa, in cui la donna morta si fa sentire inizialmente come voce, ed in seguito come figura. La voce parla in modo profetico e reclama l’universalità della morte delle donne e delle madri a cui il sognatore omicida presta orecchio: solo l’ascoltare quella voce significa per lui accettare la responsabilità del suo gesto. Nel momento in cui, sempre nel sogno, la voce si trasforma in figura e lui vede la moglie che ha ucciso in tutta la sua bellezza, inizia il suo dramma interiore: terrore della figura morta e inquietanti e orrendi sentimenti che scaturiscono da inesorabili domande che sono rimaste senza risposta.



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