Introduzione

di Nunzia Tarantini

Alla nascita, dice il Physiologus, tradizionale compendio di psicologia animale, i cuccioli del leone sono inanimati e vanno destati alla vita con un ruggito.
Ecco perché il ruggito del leone è così possente: per risvegliare i leoncini dal loro sonno. Quindi, il sentimento del cuore non è semplicemente dato, non è una innata risposta spontanea, sempre pronta, sempre presente. Al contrario, il cuore va provocato, fatto uscire.
La “Bella Leonessa”, come Grande Madre e Dea, richiama quei tempi in cui si riteneva che il più alto potere dell’universo fosse quello del femminile, nel dare e nel conservare la vita, e che tale potere fosse incarnato nel corpo della donna: colei che dà la vita, colei che dà forma, che sostiene la vita.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’attuale recupero della nostra perduta eredità è l’immenso contributo dato dalle donne alla civiltà. Ma accanto a ciò, la nostra società attuale ha ereditato tratti di ciò che avveniva nel Neolitico, dove la società era a dominazione maschile, estremamente violenta, dove veniva fuori la natura dell’uomo come individuo accentratore, avido, “brutale assassino per natura”.

Questo tipo di uomo si manifesta nella nostra società nella voglia di uccidere la sua “bella leonessa”, decretando all’infinito che la donna si deve sottomettere all’uomo, deve stare sotto i suoi piedi.
La visione di una società maschile dominatrice è sotto gli occhi di tutti. Ma la vera alternativa al patriarcato non è il matriarcato, che è soltanto l’altra faccia della medaglia, l’alternativa, che anche in altre epoche si presentava come superamento di opposti, è una società egualitaria: un modo di organizzare i rapporti umani dove – a partire dalla più fondamentale differenza presente nella nostra specie, la differenza tra maschio e femmina – la diversità non è sintomo di inferiorità o superiorità.
Ma chi sono questi uomini posseduti interiormente da dèi irati del tuono e della guerra, sempre pronti a lasciare ovunque distruzione e devastazione? E chi li ha resi tali?
Donne che idealizzano la regola dell’uomo forte e che hanno permesso a questi uomini di possederle fino in fondo, li hanno trasformati in “invasori”, che come scrive la Gimbutas “adoravano letteralmente il potere della lama che uccide”.
Idealizzare la regola dell’uomo forte, avere poi la paura di denunciare, quando l’uomo forte, che forte non è, si trasforma in barbaro, significa esaltare una mascolinità fatta di predominio e di conquista che predilige la violenza e spesso anche l’uccisione.
E la “Bella Leonessa” fatta di valori teneri e femminili del prendersi cura, della compassione, della non violenza, con la sua capacità di creare e di mantenere la vita, sarà trafitta da una lama.
“Ruggisce la leonessa morente al deserto che non sente, il deserto non è in Africa, è dovunque, soprattutto in una società fatta da alcuni uomini il cui cuore è passivo, immobile e addormentato. Ruggisce la leonessa morente e forse il suo ultimo ruggito, ancora così possente, servirà a risvegliare dal sonno quelle menti così stordite e così pigre e per questo così barbare”.
Le sue ultime parole sono: “Io, leonessa, mi sono avvicinata a te, uomo. E tu, riesci ad avvicinarti a me, senza per questo uccidermi?”.

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